Il Museo

IL PALAZZO

L’edificio, secolare dimora dei Sassi de’ Lavizzari, si trova nel cuore del centro storico cittadino. Il fabbricato, costruito su un primo nucleo del Cinquecento, presenta oggi un aspetto prevalentemente settecentesco: l’esterno dell’edificio è ingentilito dal bel portale a bugnato attraverso il quale si accede all’elegante cortile porticato con colonne in pietra verde locale. Tra gli elementi decorativi sopravvissuti ai numerosi cambi di destinazione dell’edificio troviamo alcuni soffitti lignei a grandi pannelli, un fregio dipinto del XVII secolo, grandi camini in pietra e cotto con stemmi, una notevole stua lignea seicentesca riccamente intagliata e alcuni ambienti decorati a stucco: l’ultimo piano della costruzione è il risultato di un sopralzo del 1840. Nel 1922 il proprietario ing. Francesco Sassi de’ Lavizzari cedette al Comune di Sondrio il palazzo con il relativo giardino vincolandone la destinazione a scopi culturali. Un primo intervento di ristrutturazione, a cui hanno contribuito la Regione Lombardia e la Fondazione CARIPLO, ha restituito la funzione pubblica i piani superiori dell’edificio. Nel 2002 sono stati conclusi i lavori di recupero dell’intera struttura museale. Il restauro, ispirato a criteri prettamente conservativi, intende conciliare le nuove esigenze di spazi espositivi e di lavoro (uffici, laboratori di restauro e di ricerca, biblioteca specialistica, sale per la didattica) con il rispetto del carattere architettonico originario. Nel febbraio 1994 il museo è stato ufficialmente riaperto al pubblico.

LA STORIA

Istituito nell’anno 1947, il Museo Valtellinese di Storia e Arte deve la sua prima origine a un ristretto nucleo di studiosi  che nel 1874 fondarono il Comitato Archeologico Provinciale, con il dichiarato scopo di “conoscere e conservare tutto ciò che in Provincia appartiene all’antiquaria, alle arti, alla storia patria”. Se il Comitato ebbe vita breve, tuttavia s’adoperò per raccogliere alcune significative testimonianze della storia e della cultura locale (monete, reperti litici, e metalli) che refluirono, per mancanza di spazi adeguati, nei locali della Civica Biblioteca.

Il occasione del ripristino del Palazzo Pretorio, negli anni 1915-17 venne composto un abbozzo di museo, collocando nel cortile del palazzo e nella sala consiliare i pezzi più ragguardevoli, unitamente ad alcune nuove acquisizioni quali i resti dell’antica plebana e l’affresco della Madonna del latte proveniente da Casa Orsatti di Sondrio.

Consistente incremento dei fondi del museo si ebbe nel 1935 con la donazione da parte degli eredi del prof. Giuseppe Gianoli di un cospicuo nucleo di disegni dei pittori Ligari (Pietro, cesare, Vittoria e Angelo).

I Ligari si possono annoverare tra i pittori più conosciuti del Settecento: il Museo possiede oltre ottocento fogli tra incisioni, disegni e bozzetti a olio: inoltre libri maestri, lettere, inventari che permettono una ricostruzione molto precisa del “corpus” della loro opera in Valtellina e fuori provincia (Venezia, Milano, Como, Coira nei Grigioni). Numerose donazioni vennero ad incrementare successivamente le raccolte museali: dipinti, mobili antichi e stemmi dall’ing. Francesco Sassi de’ Lavizzari, un inedito ritratto di S. Ignazio di Loyola, datato 1543, dalla N.D. Giuseppina Guicciardi di Ponte in Valtellina.

Ulteriore arricchimento del patrimonio artistico del Museo venne dato dall’istituzione nell’anno 1963 di una Sezione del Museo Diocesano di Arte Sacra: giunsero in tal modo la preziosa croce romanica di Bema, vari oggetti liturgici tra cui un elaborato calice napoletano, datato 1692, inviato dagli emigrati di Ponchiera, un trittico ligneo con la Madonna in trono col Bambino e Santi da Monastero di Berbenno di Alvise De Donatis del 1513 e, sempre dalla bottega dei Donati, due sculture cinquecentesche di S. Lorenzo e S. Rocco provenienti da Fusine. Il materiale, raccolto grazie all’instancabile opera del primo conservatore del Museo, il Cav. Giovan Battista Gianoli, comprende anche una notevole collezione numismatica e una significativa scelta della produzione di artisti locali contemporanei. L’accrescersi delle collezioni, le nuove esigenze di spazi espositivi e di servizi implicate dalla mutata concezione del museo, non più civico ma del territorio, non solo luogo preposto alla conservazione degli oggetti, ma soggetto promotore di cultura, hanno imposto precise indicazioni sulla fisionomia che la nuova struttura museale doveva assumere.

Il progetto attuale, che riguarda l’intero edificio di Palazzo Sassi, prevede un percorso espositivo dalla sezione archeologica all’arte contemporanea; pur costituendo un itinerario culturale cronologico comprende tuttavia al suo interno delle sezioni tematiche con la loro relativa autonomia (oreficeria, statue lignee, ritratti). Particolare attenzione è stata rivolta agli aspetti didattici, che favoriscono una più facile lettura dell’opera, aiutata anche da un allestimento che utilizza con rigore e funzionalità luce, spazio e materiali scelti sempre nel territorio di pertinenza.

 (Testo in collaborazione con la Direzione del MVSA)

SITO UFFICIALE DEL MVSA > Museo Valtellinese di Storia e Arte